Mal dell'esca

Il Complesso del Mal dell’esca è una malattia cronica e complessa che colpisce la vite, rappresentando un problema crescente negli ultimi 30 anni per le aziende vitivinicole.

La sindrome comprende diverse tipologie di malattie, spesso sovrapposte: striature nere delle barbatelle, malattia di Petri, esca giovane, carie bianca ed esca propria. La fase acuta, detta apoplessia, è favorita da estati calde e siccitose, soprattutto se precedute da periodi piovosi, mentre le malattie croniche sono associate a numerose specie fungine e batteriche, principalmente a funghi tracheomicotici e altre specie fungine sistematicamente diverse, definite come patogeni latenti, il cui loro ruolo non è ancora stabilito in modo definitivo.

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Sintomi e progressione della malattia

La malattia del legno della vite provoca:

  • Disattivazione dei tessuti conduttori e interruzione del flusso linfatico all’interno del tronco
  • Crescita stentata delle piante e progressiva morte dei tessuti
  • Fluttuazione dei sintomi negli anni, con variazioni tra cultivar diverse

I patogeni coinvolti sono saprobi che decompongono il legno già senescente o morto, favoriti da ferite e potature intense e coni di disseccamento diffusi, gelate, innesti o altre lesioni meccaniche quali le spollonature e derivati dal passaggio degli spaghi.

Cause multifattoriali e fattori di rischio

Il Mal dell’esca è un fenomeno complesso legato a molteplici interazioni:

  • Tra funghi, batteri e comunità microbiche della rizosfera che hanno un ruolo cruciale nel ciclo dei nutrienti
  • Tra pianta e ambiente, considerando clima, stress idrico e temperature elevate
  • Tra tecniche colturali e gestione del vigneto, come potatura, forma di allevamento, scelta del portainnesto e sesti di impianto, modalità di gestione del filare

L’interazione tra questi fattori influisce sulla suscettibilità della vite e sulla progressione della malattia. La diffusione su larga scala è favorita da materiale di propagazione di bassa qualità, varietà più suscettibili e pratiche colturali intensive. In questo contesto, diventa quindi importante decifrare le relazioni che si verificano poiché, prima di raggiungere la pianta, i patogeni devono interagire con la comunità microbica associata alla rizosfera, che può sopprimere la capacità dei patogeni di invadere i tessuti vegetali.

Strategie preventive e pratiche rigenerative

Non esistono cure fitosanitarie  specifiche per il Mal dell’esca. Le strategie più promettenti si basano sulla prevenzione e sul rafforzamento della resilienza della vite:

  • Corrette potature e gestione corretta dell’apparato radicale
  • Protezione di tutte le ferite con corroboranti e inoculi microbici soppressivi e compostaggio delle potature per ridurre l’inoculo fungino
  • Nutrizione equilibrata della pianta e miglioramento della salute e biodiversità biologica del suolo
  • Introduzione di pratiche di agricoltura organica e rigenerativa, come inerbimenti poliennali e ammendanti organici, per creare condizioni sfavorevoli allo sviluppo dei patogeni e favorire la risposta naturale della pianta

Queste strategie agroecologiche puntano a migliorare la fertilità del suolo, promuovere la biodiversità microbica e aumentare la resilienza delle piante agli stress ambientali, riducendo la progressione del Mal dell’esca e migliorando la produttività e sostenibilità dei vigneti.

 

 

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