Le prime piante malate sono state segnalate nel 2012, ma il fenomeno è noto da decenni nei luoghi di origine del kiwi. Attualmente, circa il 25% dei frutteti italiani è interessato dalla KVDS, con danni economici che si stimano in centinaia di milioni di euro, e in alcuni hotspot fino all’80% delle piante colpite.
Nonostante gli sforzi della Task Force del Ministero delle Politiche Agricole, il problema permane grave e di forte impatto sul comparto produttivo italiano, secondo produttore mondiale di kiwi dopo la Cina e prima della Nuova Zelanda.

I sintomi fogliari sono facilmente osservabili, ma compaiono spesso quando il danno è già avanzato:
All’esame dell’apparato radicale si nota:
La KVDS è un fenomeno complesso, determinato dall’interazione tra fattori biotici e abiotici:
Essendo una sindrome poco chiara, non esiste ancora una cura specifica per la moria del kiwi. I fitofarmaci non sono efficaci, né esistono misure preventive che garantiscano la protezione completa delle piante.
Gli studi recenti suggeriscono che la cura della salute del suolo e la nutrizione equilibrata della pianta siano le strategie più efficaci per mitigare la KVDS. Pratiche come:
possono migliorare la resilienza delle piante e ridurre l’impatto della sindrome, puntando su un approccio agroecologico e rigenerativo.
